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L’anno nuovo

Cosa resta dopo il traguardo e come scegliere il prossimo obiettivo.

3 min · 542 parole

Che programmi hai?

A gennaio e febbraio voglio riposare, riducendo per un po’ il carico a 30–50 km settimanali. A marzo e aprile prevedo di arrivare a 100–120 km a settimana, per correre a maggio una maratona sotto le 3 ore. Forse riuscirò anche a partecipare alla maratona di Pyongyang: sarebbe un’esperienza unica.

La prossima estate vorrei provare i volumi di Kipchoge. Per poco, giusto per sentire com’è il mondo degli atleti veri. Non posso aspirare ai ritmi dei campioni, siamo onesti. Ma i loro volumi di allenamento forse sono alla mia portata. O forse no. Non lo sai finché non provi. Di sicuro non mi aiuterà, è più probabile che mi faccia male. Ma voglio rischiare, perché sono curioso.

Spero di partecipare a una Major: mi sembra di essere ormai in grado di ottenere un tempo di qualificazione. Ma gli appassionati sono tanti e resta da vincere la lotteria per un pettorale. Molto probabilmente sarà la maratona di Berlino. Se non ci riuscirò, sceglierò semplicemente qualche bella maratona in Europa o in Asia.

Sogno di andare in un campo di allenamento a Iten, in Kenya. In Kenya ci sono già stato e non mi illudo che sarà un viaggio comodo e lussuoso. Però il Paese mi è piaciuto molto, e un campo dei campioni keniani ha un richiamo quasi magico.

Spero di riuscire a trasmettere la passione per la corsa ai miei figli e agli amici che ancora non corrono.

Conclusione

Non vorrei chiudere queste pagine con una spolverata di zucchero: tutto è possibile, basta credere in se stessi. Purtroppo non è così. Se ti impegni molto e fai tutto bene, i tuoi risultati cresceranno finché non incontreranno un soffitto, il limite delle tue possibilità.

Su quel limite incidono il sesso e l’età, l’ambiente che ti circonda, la fortuna o la sfortuna nella scelta dell’allenatore, il carattere, l’educazione e una quantità di coincidenze. Su qualcosa puoi intervenire, su altro no: fattene una ragione. Le tue capacità genetiche non le imbrogli. Le leggende e i campioni della corsa hanno una genetica unica: la natura ha dato loro il talento, il caso li ha portati allo sport. Poi entrano in gioco la capacità di lavorare e gli altri fattori modificabili. Ma le condizioni di partenza non sono uguali per tutti.

E va bene così! Questo libro non è per i campioni. È per chi ama l’avventura.

In questo senso, la corsa è una magnifica avventura di vita, che augurerei a chiunque. Ti permette di esplorare te stesso e il mondo. Sentirti immerso nella vita vale più di un personale da amatore. Le nuove conoscenze contano più di nuove medaglie decorative. E l’entusiasmo di raggiungere un obiettivo è già una ricompensa di per sé.

Alla fine del mio anno di corsa registrerò di nuovo un video per raccontare che ho corso ogni giorno. Sognerò nuove maratone, nuovi esercizi e nuovi posti da scoprire grazie alla corsa. Ascolterò me stesso, nuovi libri e nuova musica. Ammirerò i corridori più veloci di me, che sono tanti, e prenderò un po’ in giro quelli più lenti, che non mancano neanche loro. La corsa è già uno scopo. Spero che davanti a me ci siano ancora tanti anni corrimatti.

F I N E