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Dicembre

Procrastinazione, vita familiare e la forza di migliorare anche solo dell’uno per cento.

10 min · 1.974 parole

Una ricetta contro la procrastinazione

A dicembre sono intervenuto a un convegno intitolato «Importante, non urgente». Amici e colleghi parlavano di come fissare obiettivi ambiziosi, fare il primo passo, non mollare strada facendo e, nell’ultima parte, riuscire anche a essere felici. È stato interessante: molti partecipanti hanno capito qualcosa di sé.

Mi avevano invitato nella sezione «Come non mollare» a raccontare la mia esperienza di corsa quotidiana. Non riguarda proprio gli obiettivi aziendali o la capacità di realizzare i propri progetti, ma per qualche ragione gli organizzatori mi avevano chiamato. E io ho raccontato il mio anno di corsa.

Durante gli interventi continuavo a pensare a quanto spesso le persone si lamentino della procrastinazione che le frena. Cercano di costruirsi abitudini per diventare più efficienti, eppure continuano a rimandare le cose importanti, trasferendole dalla lista dei progetti di un anno a quella dell’anno dopo. Quanto è difficile alzarsi presto, finire la tesi, scrivere un libro, cambiare abitudini, e così via, e così via.

Dopo il convegno ho pensato che la Challenge 365 di corsa è una palestra formidabile contro la procrastinazione. Faccio fatica a immaginare qualcosa di più efficace per liberarsi di questa peste. Se riesci a correre per 180 o 300 giorni, ti viene da ridere quando senti «non riesco ad alzarmi la mattina», «non riesco a dimagrire», «non trovo il tempo di leggere». Davvero non capisci dove sia la difficoltà. Fai semplicemente quello che devi fare.

Mi sembra che il mondo sia pieno di perfezionisti procrastinatori. Quelli che dicono: meglio non fare niente che farlo male. E così si preparano a fare tutto benissimo, senza fare nulla. È perfezionismo di troppo, improduttivo. Meglio fare almeno qualcosa, magari goffamente, ma ottenendo un risultato. La corsa regolare allena questa capacità. Un allenamento imperfetto è meglio di uno saltato. Lo capisci con assoluta chiarezza. E così impari ad agire, anziché progettare e rimandare tutto a chissà quando.

Dopo un anno di corsa, il problema della procrastinazione è soltanto un ricordo…

Consigli intelligenti, ma inutili

La fine dell’anno è il momento di analizzare i risultati e fare progetti.

Leggo continuamente articoli e consigli sulla corsa e seguo moltissimi blog. Mi sembra che questo genere nasconda una trappola. Per scrivere qualcosa di importante e sensato, devi conoscere bene l’argomento. Ma per conoscerlo bene non puoi essere un principiante. Il risultato è che la maggior parte degli articoli è difficile da capire e lontanissima dalla gente comune, perché scritta da… specialisti.

Spesso scrivono persone con personali in maratona da 2 ore e 45, 2 ore e 30 o anche meno. Le loro opinioni sui metodi di preparazione sono autorevoli e corrette, sostenute da risultati solidi. Ma per chi non ha mai corso nemmeno 10 km, sono consigli per sopravvivere sulla Luna. Giusti, ma difficili da capire e impossibili da applicare.

Per esempio, un allenatore raccomanda uno o due giorni di riposo nel programma settimanale. È giusto e importante quando corri 80–120 km a settimana o più. Il riposo serve ai fanatici e ai professionisti. Ma se il tuo volume è di 20–25 km settimanali, secondo me quel «giorno di riposo» ti spezza soltanto il ritmo. Il corpo ha già tutto il tempo di recuperare, quindi il giorno vuoto non porta benefici. Piccoli allenamenti a giorni alterni, invece, non gli permettono nemmeno di stancarsi: si adatta al carico modesto e smette di progredire.

Avevo già letto del negative split in maratona. È giusto, assolutamente giusto, quando riesci a correre una maratona a un passo più veloce di 5:30 min/km. Ma se ti manca la resistenza di base, il consiglio di spingere dopo 21 km suona come umorismo nero, quasi una presa in giro. Sapere o no che cosa sia il negative split cambia poco: hai già consumato le scorte di carboidrati, sei finito contro il muro e non riesci nemmeno a correre. Altro che accelerare. Ho dovuto correre 4 maratone prima di riuscire a controllare il passo, e pure maldestramente. Che sciocco. La testa impara a spese delle gambe.

Oppure la raccomandazione di correre le lunghe distanze a bassa frequenza cardiaca: una regola d’oro. Ma da principiante, per fare dieci chilometri devi dare tutto. Quindi corri con i battiti alti. Quindi lo fai relativamente di rado. Quindi quell’allenamento non ti porta grandi benefici. E visto che non vedi benefici, poco alla volta lasci perdere.

Insomma, la conoscenza del tuo corpo e delle sue possibilità cambia radicalmente dall’inizio alla fine dell’anno di corsa. Guardo i vecchi allenamenti negli archivi di Nike, Garmin e Strava e mi si rizzano i capelli: ma come facevo? “Se non è su Strava, non è successo”. Peccato: qui c’è tutto. Vedendo ritmi e volumi del mio primo anno di sfide, mi stupisco di essere riuscito a stare nelle 4 ore in maratona. Un miracolo, una coincidenza che oggi non so spiegare.

In compenso, una volta accumulate un po’ di conoscenze, puoi riflettere e ricordare com’è andata. È il momento giusto per progettare la prossima stagione e parlarne con le persone care.

Mogli e mariti

Se hai una famiglia, l’atteggiamento del tuo partner verso la corsa sarà uno dei fattori più importanti per i tuoi progressi. Se ti sostiene, andrà tutto bene. Se ti rimprovera perché sei troppo spesso fuori casa, parli sempre di allenamenti, viaggi per le gare e via dicendo, sarà… complicato.

Si dice che se sei un corridore e sei ancora sposato, ti alleni troppo poco. A me sembra un’esagerazione. Da questo punto di vista, preferisco allenarmi poco.

Mia moglie Natalia voleva che dimagrissi. C’è stato un periodo così. Le avevo promesso che l’avrei fatto e all’inizio mi sosteneva. Poi mi sono appassionato e tra noi sono iniziate le manovre tattiche. Gli allenamenti incidono sul calendario familiare: cene e colazioni cambiano orario a seconda di quando devo andare a correre.

Alla fine, però, il suo cuore si è sciolto. Vedendo il fisico che ero riuscito a costruirmi con la corsa, si è rassegnata e ha accettato gli allenamenti come un dato di fatto. In fondo un uomo deve avere un hobby, e la corsa non è il peggiore.

Ho provato a coinvolgerla nella comunità dei corridori, senza grande successo. Corre un po’, le piacciono gli orologi sportivi che controllano lo stato di salute. Ma correre insieme non ci riesce: abbiamo ritmi troppo diversi e non riusciamo a sincronizzarci. Possiamo uscire più o meno alla stessa ora, ma seguendo percorsi e distanze diversi. In compenso, condividere risultati e impressioni ci riesce benissimo, e ci avvicina molto.

Il mio ripiano per l’abbigliamento sportivo, le scarpe che costano quanto un telefono e il cassetto delle vitamine non la fanno infuriare. Gliene sono molto grato. Credo sinceramente di essere fortunato.

Se ti servono argomenti da usare con il partner, eccoti un elenco:

  • Lo sport serve a tutti, e questo non è peggio di un abbonamento in palestra. Non richiede più tempo.
  • Chi corre regolarmente si ammala meno.
  • Racconto spesso dei posti nuovi scoperti correndo, dove poi possiamo andare insieme.
  • Il fisico di un corridore è decisamente migliore di quello di uno che passa il tempo sul divano a guardare serie TV.
  • Meno spese per alcol, sigarette e altre cose dannose.
  • Si può andare fieri dei risultati sportivi davanti agli amici e alle amiche.
  • C’è sempre, sempre, qualcosa di cui parlare.

Nietzsche una volta formulò un pensiero geniale: lo scopo del matrimonio è la conversazione. Non i figli, la gestione della casa, il sesso, la felicità, la cura reciproca o l’aumento del patrimonio. No, disse che lo scopo principale è la conversazione. È un’osservazione sottile. Se lo scopo principale è prendersi cura l’uno dell’altra, si attivano dinamiche da genitori e figli. La conversazione, invece, porta a scambiare idee e conoscenze, a imparare il compromesso e, in questo modo, a far crescere entrambe le persone.

La corsa non ostacola la conversazione: offre un altro argomento, nuovo e inesauribile.

Adesso lei mi guarda mentre scrivo questo capitolo su di lei. E poi, di sicuro, parleremo di tutto: corsa, libri, viaggi futuri e quello che abbiamo raggiunto quest’anno.

Migliorare dell’1%

Un giorno il ciclismo britannico ebbe un colpo di fortuna: alla guida della squadra arrivò Dave Brailsford. Prima non era stato un grande atleta, ma si rivelò un allenatore leggendario. È una storia famosa: assunse la guida della squadra britannica quando vinceva pochissime medaglie e gli sponsor temevano di fornire i loro prodotti, per non danneggiare la propria immagine associandola a quel ciclismo.

Brailsford ideò il brillante concetto dei marginal gains, cioè l’accumulo di piccoli miglioramenti, e lo applicò con successo. Diceva: «Un miglioramento dell’1% migliora tutto ciò che fai. Se migliori dell’1% ogni aspetto legato al ciclismo, la somma di quei piccoli progressi produrrà un effetto notevole».

Valeva per ogni aspetto della preparazione: alimentazione, orari, morbidezza dei letti, peso dei pneumatici, forma delle selle, gel per i massaggi. Dappertutto c’era qualcosa da migliorare un po’. Si cominciò a correggere dettagli minuscoli che prima venivano tollerati proprio perché minuscoli. Si combattevano errori quasi invisibili. Ogni passo e ogni movimento venivano analizzati e migliorati almeno di quell’uno per cento.

I dettagli si sommarono e produssero un effetto straordinario. Tre anni dopo i corridori britannici vinsero per la prima volta la gara più prestigiosa: il Tour de France. Per la prima volta.

Difficilmente tu o io ci ritroveremo al Tour de France a breve. Ma l’idea di accumulare miglioramenti minimi resta utile e ha molto da insegnare.

Purtroppo funziona anche al contrario: piccoli peggioramenti accumulati portano poco alla volta alla catastrofe. Un errore minimo nel diametro di un bullone, una saldatura imprecisa, un paio di gradi sbagliati nella valutazione della temperatura possono finire per causare un incidente a un razzo spaziale, un guasto a un’auto ancora in garanzia o un telefono rotto. Anche i difetti si accumulano, finché non entrano in una risonanza distruttiva.

Mangiare oggi un hamburger con patatine invece di un’insalata, saltare un allenamento per una serata con la birra: niente di terribile. Una volta sola non cambia granché. Ma dopo qualche anno, quelle decisioni «difettose» portano a perdite significative.

Vuoi perdere 20 kg o correre una maratona? Benissimo, ma non è soltanto un evento che accadrà un bel giorno. È piuttosto una lunghissima serie di piccole vittorie su te stesso, accumulate, riunite e trasformate in un risultato in quel bel giorno. Scegliere le scarpe, curare il sonno, variare gli allenamenti: tutto insieme farà la differenza.

Quando cominci ad approfondire la corsa, la quantità di consigli ti fa girare la testa. Ogni corridore, me compreso, si considera un esperto ed è pronto a dispensarne. Siti, blog, allenatori: tutti danno consigli. Quali funzionano? Difficile dirlo, ma secondo me funzionano tutti. Quasi. Ho letto molto e sperimentato molto su di me. Di solito sono o banali o molto utili.

Ti rendi conto? Tutti i consigli funzionano, se li ascolti! Solo che sono talmente tanti che nessuno li ascolta.

Sì, per correre servono ottime scarpe, una buona tecnica, un’alimentazione sana, allenamenti vari, carichi ben dosati, respirazione, abbigliamento e via dicendo. I fattori sono così tanti che non sai da dove cominciare. Vorresti iniziare dalle cose importanti e passare dopo a quelle meno importanti. Quindi servono le priorità giuste. Ma qual è la cosa più importante?

È tutto importante! E non serve perfezionare una sola cosa prima di passare al prossimo grande compito. La perfezione è impossibile. Pazienza: basta migliorare un po’, anche solo dell’1%, ogni aspetto, senza fermarsi. Conta la regolarità dei miglioramenti, la loro continuità. Alla fine l’effetto complessivo si accumula e produce un risultato.

Probabilmente è questo che mi è piaciuto della Challenge 365: attività regolare, piccoli miglioramenti quotidiani. Tante, tantissime piccole vittorie. Piccole, ma ogni giorno. Sono proprio quelle a portare grandi cambiamenti personali.

In questo senso vale anche la pena leggere tutti i libri sulla corsa e cercare idee che aiutino a progredire.

Insomma, conviene ascoltare tutti, o quasi, i consigli sulla corsa e provarli su di sé, se possono portare almeno un 1% di miglioramento. Col tempo il risultato diventerà enorme. O, quantomeno, importante per te.